La Riserva

Istituita nel 1984, la Riserva Naturale Orientata Bosco di Alcamo si estende lungo la parte sommitale del Monte Bonifato, un rilievo che fa parte del vasto complesso calcareo che si snoda lungo la costa occidentale dell’isola tra la provincia di Palermo e Monte Erice. In tutta l’arca le pendici montuose sono caratterizzate da un paesaggio brullo e monotono, dominato dal grigiore della roccia calcarea.

LA  FLORA

Il bosco di Alcamo, frutto di rimboschimenti effettuati dal 1921 fino agli anni ‘70- ‘80, è costituito da conifere, in particolare pino domestico (Pinus pinea), pino d’aleppo (Pinus halepensis) e cipresso (Cupressus sempervirens), a cui si associano, in alcuni tratti, latifoglie come la roverella (Quercus pubescens), il leccio (Quercus ilex) e il frassino (), il lentisco (Pistacia lentiscus), la palma nana (Chamaerops humilis), il pungitopo (Ruscus aculeatus), l’euforbia (Euphorbia arborea), l’acanto (Acanthus mollis) e la ginestrella comune (Osyris alba).

Nelle radure si trovano numerose ombrellifere come il finocchio selvatico (Foeniculum vulgare), la ferula (Ferula communis) e il tordilio pugliese (Tordjlium apulum).

Lungo le pendici più erose è presente la prateria ad ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus), una graminacea che con le sue radici consolida il terreno, più comunemente conosciuta come “disa”.

LA  FAUNA

Nella riserva vivono numerose specie di rapaci, fra cui la poiana (Buteo buteo), il gheppio (Falco tinnunculus), il barbagianni (Tyto alba), la civetta (Athene noctua) e l’allocco (Strix aluco).

Il bosco è popolato dalla ghiandaia (Garrulus glandarius), dal colombaccio (Columba palumbus), dalla taccola (Corvus monedula), dal pettirosso (Erithacus rubecola), merlo (Turdus merula), verdone (Carduelis chloris), verzellino (Serinus canarius), rampichino (Certhia brachydaptyla), cinciallegra (Parus major) e cinciarella (Cyanistes ceeuleus).

La riserva è frequentata anche da uccelli migratori come la tortora (Streptopelia turtur), la quaglia (Coturnix coturnix), il cuculo (Cuculus canorus) e l’upupa (Upupa epops).

Da segnalare la presenza del picchio rosso maggiore (Picoides major) come nidificante.

I mammiferi nell’area sono rappresentati da coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), volpe (Vulpes vulpes), istrice (Hystrix cristata), riccio (Erinaceus europaeus), donnola (Mustela nivalis) e topo quercino (Elyomis quercinus).

Fra i rettili si può citare il biacco (Hierophis viridiflavus), la vipera (Vipera aspis), la lucertola campestre (Podarcis sicula) e il ramarro occidentale (Lacerta bilineata).

LA STORIA

Custoditi dagli alberi, i ruderi del piccolo borgo medioevale Bunifat formano un’immagine piuttosto suggestiva. La cima del monte, per l’abbondante presenza d’acqua e per l’ottima posizione geografica che permetteva di controllare il sottostante golfo di Castellammare, era un luogo perfetto per la creazione di una comunità. E’ per questo che gli Elimi vi si insediarono dopo aver conquistato Segesta. Il verde intenso ben si sposa ora con le antiche pietre della spessa cinta muraria, con i resti delle abitazioni, le cisterne per l’acqua e il castello d’origine araba che Enrico di Ventimiglia riportò al suo splendore nel 1397. Delle quattro torri che ne segnano il perimetro, la torre di nord-ovest è quella giunta a noi in condizioni migliori, fortunatamente quasi integra. Si erge su tre piani, per un’altezza complessiva di 19 m, chiusa da una volta a botte. Sempre sullo stesso versante del monte, si riconoscono gli stipiti di quello che un tempo fu l’ingresso alla città, la cosiddetta “Porta della regina”.

Sulla cima del monte, la chiesetta della Madonna dell’Alto che venne edificata nel Seicento nell’area di ciò che rimane del trecentesco castello dei Ventimiglia e della sua Torre Saracena (la chiesetta è infatti incorporata nella cinta muraria del suddetto castello.

Fino a qualche anno fa, in concomitanza con la festa della Madonna dell’Alto (8 settembre) era molto in voga l’usanza dei falò in campagna e sulla spiaggia di Alcamo Marina.

A nord ovest dell’abitato di monte Bonifato, nei pressi di una delle sorgenti del monte, si trova un grande serbatoio per la raccolta delle acque, conosciuto come la Funtanazza, edificio a pianta rettangolare di epoca medievale, che aveva una capienza di 1.200 metri cubi. Le mura erano spesse circa 2 metri e 20 e l’impermeabilità veniva assicurata da uno strato di intonaco composto da malta e coccio pestato. Vi si accedeva dal lato sud come dimostrano i resti di una porta e le tracce di condutture.

Da poco quest’antico serbatoio è stato completamente ripulito adesso la “Funtanazza “, che da molti anni era assalita da piante rampicanti che compromettevano l’opera architettonica medievale dopo una radicale pulizia finalmente, si presenta pulita e adesso si può ammirare la sua particolare struttura: la tecnica costruttiva e le dimensioni sono reputate straordinarie.

I SENTIERI

Sentiero S. Nicola

Tempo di percorrenza: 2 ore e mezza  |  Difficoltà: media  |  Lunghezza: 1800 metri

Percorrere questo sentiero per il visitatore è fare nella buona stagione un bagno di sole e di profumi. Il paesaggio qui cambia radicalmente, lo sguardo spazia verso sud e l’interno della Sicilia. Cominciando a scendere l’atmosfera diventa surreale: ci si zittisce per sentire il richiamo della poiana che grida sulle nostre teste. Ai lati del sentiero alberi di giuda, teribinto e cespugli di lentisco dalla cui corteccia si estrea la resina nota come mastice di chio.

I declivi rocciosi sono occupati dalla gariga: l’amphelodesma, la palma nana, la ferula, il cappero, piante che hanno rivestito un ruolo importante nell’economia contadina di un tempo. Il giallo delle ginestre e più bassi i cespugli della santoreggia, il cui odore si confonde con quello pungente della ruta, dell’assenzio, dell’origano e della menta selvatica. Le giovani chiome del pino d’aleppo, “albero pioniere” ricoprono il sottobosco in cui predomina l’asparago pungente i cui teneri germogli vengano consumati lessi in risotti e frittate.

Lungo il sentiero la vegetazione cambia a causa dell’altitudine: l’Euporbia cespugliosa lascia il posto all’Euporbia arborescente e all’Acanto che si trovano solo ad una altezza di 500 metri.

Sentiero delle Orchidee

Tempo di percorrenza: 1 ora  |  Difficoltà: bassa  |  Lunghezza: 850 metri

Il sentiero tracciato sul versante Ovest si insinua attraverso pini domestici e pini d’aleppo di recente impianto, nonché cipressi e frassini dai quali un tempo si estraeva la manna. La minore densità degli alberi con conseguente migliore insolazione del suolo è la causa della presenza di un sottobosco con un maggiore sviluppo e varietà di specie. Tra queste, quelle arbustive che lo compongono: l’ogliastro i cui teneri rami vengono utilizzati per l’intreccio di ceste, il prugnolo dalle molteplici proprietà medicinali. Tra le specie erbacee troviamo qui come in tutta la riserva il pungitopo, il cui rizoma insieme alle radici di finocchio, sedano asparago e prezzemolo è impiegato nella preparazione di infusi e distillati. Caratteristica del percorso è la presenza di una decina di orchidee che all’ombra del sentiero trovano il loro habitat naturale. Da agosto ad ottobre insieme alla fioritura delle orchidee si possono osservare le lunghe infiorescenze della scilla marittima il cui bulbo ha proprietà cardiotoniche.

Panoramica Est

Tempo di percorrenza: 2 ore  |  Difficoltà: media  |  Lunghezza: 2400 metri

Questo itinerario attraversa il bosco più antico e termina in cima al monte. Percorrendolo si incontrano soprattutto maestosi esemplari di pino d’Aleppo domestico e cipresso nelle varietà orizzontale e piramide.

Il sottobosco qui è fitto, come gli alberi.

I venti carichi di umidità ricoprono di muschio le rocce che affiorano ed i tronchi degli alberi più vecchi. L’edera si arrampica con le sue liane e la salsapariglia colora il sottobosco con i suoi grappoli rossi attaccandosi con i minuscoli dentelli delle foglie cuoriformi. Nella intricata macchia che costituisce il sottobosco, si riescono a distruggere il rovo, che fino ad ottobre offre succulente more, alimento per uccelli, piccoli roditori ed insetti e le rosa canina, il cisto, il caprifoglio con i fiori che profumano di notte. Continuando a salire, lo splendido panorama che va delineandosi rapisce tutta la nostra attenzione: davanti a noi il mare così vicino da vedere le increspature, il golfo di Castellammare da S. Vito a capo Rama. Proseguendo verso la cima scorciamo tra gli alberi delle macchie di colore: è il rosa intenso dei ciclamini tra i quali spunta qualche peonia e la più insidiosa mandragora ed infine il sommacco siciliano ricco in tannino, un tempo usato abbondantemente per la concia delle pelli, ci accompagna fino alla fine.

Istituita nel 1984, la Riserva Naturale Orientata Bosco di Alcamo si estende lungo la parte sommitale del Monte Bonifato, un rilievo che fa parte del vasto complesso calcareo che si snoda lungo la costa occidentale dell’isola tra la provincia di Palermo e Monte Erice. In tutta l’arca le pendici montuose sono caratterizzate da un paesaggio brullo e monotono, dominato dal grigiore della roccia calcarea.

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